<iframe src="https://www.googletagmanager.com/ns.html?id=GTM-5MNKFGM7" height="0" width="0" style="display:none;visibility:hidden">

CXOsummit2026 - In Tech We Trust

Published by Eleonora Bove
October 15, 2026 @ 10:08 AM

Gli architetti della fiducia: cosa ci lascia il CXOsummit 2026

Sopra lo stereo, nel soggiorno di casa, sei stampe su legno ritraevano piloti di Formula 1 assorti nei loro pensieri. C’erano Ayrton Senna e Clay Regazzoni. Fermi pochi minuti prima della gara, calcolavano con freddezza quali rischi fosse lecito assumersi per strappare un decimo di secondo alla pista.

1791963790182


Da questa immagine Francesco Tondi, Managing Director di CIONET Italia, ha aperto il
CXOsummit 2026 svoltosi il 9 e 10 ottobre al Relais Borgo Scopeto. Il parallelo con i Digital Leader è diretto: nell’era dell’impresa agentica anche il CIO siede in quell’abitacolo. La pressione ad accelerare è reale, perché restare fermi è un rischio sistemico, ma sbagliare può costare ancora di più. Quel decimo di secondo si conquista solo se esiste una fiducia incrollabile tra l’uomo, il team, la strategia e la macchina.

“Più l’AI è in grado di fare, più il giudizio umano conta”, ha ricordato Tondi. Per decenni abbiamo delegato fiducia alle macchine in modo deterministico, dai calcolatori ai database. Oggi, con le organizzazioni agentiche, chiediamo ai sistemi di prendere decisioni operative al posto nostro. "Voi siete gli architetti della fiducia moderna", ha affermato Tondi, lanciando una sfida che ha attraversato l'intera agenda dei lavori.

EDERA_WEDDING_STUDIO_CIONET_MEETING_TOSCANA_26-118

"Oggi faremo un viaggio per esplorare otto diversi modi di mantenere questo legame saldo. Fiducia nelle persone, nelle istituzioni, all'interno delle organizzazioni, nella leadership." — Francesco Tondi, Apertura CXOsummit 2026

 

La batteria a zero

Il punto di partenza operativo è un esperimento mentale proposto in sala: un nuovo collega umano inizia il primo giorno di lavoro con un livello di fiducia a "carica piena". Se si sostituisce il collega con un agente AI, la dinamica si ribalta. La batteria della fiducia per un sistema autonomo è a zero, e va guadagnata sul campo attraverso la verifica costante delle prestazioni.


Fiducia e regole: la lezione dell’AI Act

La prima risposta su come caricare questa batteria è giunta dalle istituzioni. Brando Benifei, eurodeputato e co-relatore dell’AI Act, ha sottolineato come la fiducia nella tecnologia si costruisca attraverso la certezza giuridica, la trasparenza e la tutela dei diritti.

EDERA_WEDDING_STUDIO_CIONET_MEETING_TOSCANA_26-138

Il confronto globale è netto: gli Stati Uniti puntano sulla velocità delle Big Tech, la Cina su un modello centralizzato statale, l’Europa sulle regole e sui diritti. Benifei ha ribaltato la narrativa che vede l'Europa come un freno: è questa la strada che protegge il tessuto produttivo dal vendor lock-in e dalle forme invasive di sorveglianza digitale, rendendo il mercato affidabile per chi investe.


Il paradosso dell'autonomia

Francesca Puggioni, CEO di Orange Business per Svizzera, Sud ed Est Europa, ha spostato l'asse sull'infrastruttura, partendo dal "paradosso dell’autonomia": stiamo concedendo ai sistemi un'autonomia decisionale a una velocità nettamente superiore rispetto a quella con cui costruiamo i meccanismi per controllarla, generando un profondo control gap.

EDERA_WEDDING_STUDIO_CIONET_MEETING_TOSCANA_26-255

Lo scenario di rischio è incalzante: il 78% delle organizzazioni rileva attacchi potenziati dall’AI e si avvicina il Q-Day (previsto per il 2029), il momento in cui il calcolo quantistico potrà infrangere la crittografia attuale. Le risposte infrastrutturali, però, sono in atto. Reti quantum-safe sono già in fase di rilascio in Francia, oltre due terzi del traffico TLS umano è protetto da crittografia post-quantistica, e in Europa la spesa in cloud sovrano cresce dell’83%. Se la tecnologia di base diventa commodity, ha concluso Puggioni, la vera infrastruttura strategica è la fiducia. Prima di delegare un processo a un agente, la leadership deve sapersi porre tre domande:

  • Who owns it? Chi ne risponde e con quali regole opera?
  • Can we control it? Possiamo vedere, capire e fermare ciò che sta facendo?
  • Can we survive it? Se fallisce, l’operatività aziendale continua?

La responsabilità come problema ingegneristico (e il nodo delle competenze) 

A riportare il dibattito sulle fondamenta del software è intervenuto Alfonso Fuggetta, professore al Politecnico di Milano. I modelli generativi, ha ricordato, sono intrinsecamente probabilistici: non calcolano, ma stimano. Essendo agnostici rispetto al contesto e privi di memoria persistente, la responsabilità per le loro azioni non può rimanere un principio filosofico, ma deve diventare un rigoroso problema di ingegneria dei processi. Questa responsabilità va progettata a monte, definendo chiaramente chi risponde di un errore, quali logiche governano l'agente e a quali dati può accedere.

EDERA_WEDDING_STUDIO_CIONET_MEETING_TOSCANA_26-157EDERA_WEDDING_STUDIO_CIONET_MEETING_TOSCANA_26-156

Fuggetta ha inoltre sollevato un tema generazionale cruciale: delegare all'AI i compiti esecutivi di livello base è una scorciatoia che rischia di eliminare le posizioni junior, spezzando irreparabilmente la catena di trasmissione del sapere aziendale. Non basta chiedere a un giovane di "verificare" l'output di una macchina: per verificare bene un codice, bisogna saperlo scrivere. Il rischio reale non è arrivare al 2030 senza sviluppatori, ma arrivare al 2040 senza veri senior capaci di governare la complessità tecnologica.

Dalle risposte alle azioni: il framework tecnologico

Il contributo di IBM, portato da Claudia Tagliacollo, ha reso concrete queste sfide. Il cambio di paradigma è il passaggio dall’AI che assiste all’AI che agisce. Gli agenti richiedono autorizzazioni granulari, contestuali e limitate allo scopo, oltre a controlli applicati durante l’esecuzione con intensità proporzionata al rischio.

Parallelamente, Luca Mairani di Proofpoint ha messo in guardia dalla Trust Trap: più aumentiamo i controlli perimetrali e investiamo in difese, più rischiamo di abbassare la guardia e delegare lo spirito critico al software. La fiducia è necessaria, ma quando sostituisce la verifica costante diventa la vulnerabilità principale.

EDERA_WEDDING_STUDIO_CIONET_MEETING_TOSCANA_26-152EDERA_WEDDING_STUDIO_CIONET_MEETING_TOSCANA_26-252

Luigi Branca di GitLab ha mostrato come tutti questi principi si fondano in un'architettura enterprise coerente. Per rendere i processi agentici compatibili con EU AI Act e GDPR, GitLab ha articolato la fiducia in 5 pilastri:

  • Input: purpose and risk (destinazione d'uso e livello di rischio).
  • Action: data flows (tracciamento dei dati) e Agent permissions (limiti operativi).
  • Output: reliability and oversight (correttezza e supervisione) e Traceability and evidence (log per finalità di audit).

EDERA_WEDDING_STUDIO_CIONET_MEETING_TOSCANA_26-166

Al centro di questa architettura vi è un AI Gateway self-hosted, un'unica uscita controllata che garantisce che il traffico resti strettamente privato e che la governance sia progettata by design nel sistema.

 

Il "Braveheart CIO" e il nuovo patto con il Board

L'infrastruttura tecnologica, tuttavia, resta inerte senza il coraggio della leadership. Benedetto Conversano, Executive Advisor e Former Group CIO, ha esplorato la dimensione esecutiva della fiducia delineando la figura del "Braveheart CIO".

EDERA_WEDDING_STUDIO_CIONET_MEETING_TOSCANA_26-259

Oggi la tecnologia non è più un elemento estraneo alla stanza della strategia, ma è essa stessa la stanza della strategia. Per stringere un patto alla pari con il CEO e il Board, il leader tecnologico deve superare la "trappola dell'hype". Spesso i comitati esecutivi pretendono iniziative AI spinti unicamente dalla paura di restare indietro; il CIO coraggioso ha il compito di disinnescare quest'ansia e ancorare ogni progetto a risultati di business dimostrabili. Conversano ha inoltre sottolineato come la vera fiducia direzionale nasca dalla vulnerabilità: ammettere con onestà un fallimento progettuale non distrugge la credibilità del CIO, ma rappresenta la leva più potente per conquistare un'autorevolezza autentica agli occhi del Board.


Le sfide per la C-Suite

Dal summit emergono imperativi chiari per chi guida la tecnologia e l'organizzazione:

  1. Governare l’autonomia: ogni agente in produzione deve avere un responsabile, identità verificabile, permessi circoscritti e un punto di controllo.
  2. Ingegnerizzare la responsabilità: progettare a monte l'architettura dei controlli per gestire la natura probabilistica dell'AI.
  3. Preservare il capitale umano: continuare a investire sulla crescita delle posizioni junior per non spezzare la filiera della competenza tecnica.
  4. Difendere la sovranità: evitare il lock-in e garantire la reversibilità dell'architettura.
  5. Esercitare il coraggio direzionale: sfidare l'hype dell'AI, portando sul tavolo del Board trasparenza e risultati di business reali.

Il pilota spinge al limite proprio perché ha costruito, con il team e l'ingegneria della macchina, le condizioni per farlo in sicurezza. Tocca ai Digital Leader progettare quelle stesse condizioni, rendendo la fiducia un asset quantificabile e l'impresa autonoma una realtà governabile.

EDERA_WEDDING_STUDIO_CIONET_MEETING_TOSCANA_26-271

Posted in:CIONET Italy

You May Also Like

These Stories on CIONET Italy

Subscribe by Email